Giancarlo
Alessandrini
Museo Didattico Orto Botanico
Palermo 19 marzo - 25 Aprile 2004

ideazione e realizzazione AFFICHE
Si
svolge in questi giorni a Palermo una mostra su uno dei più prolifici fumettisti
italiani, se consideriamo che disegna da trent'anni e anche di più. Si tratta di
Giancarlo Alessandrini, padre di Martin Mystère e di Anastasia Brown. L'Orto
Botanico è un'ottima cornice per un autore che spesso inserisce nei suoi lavori
ambientazioni dominate da vegetazione lussureggiante. Ancora più appropriata se
pensiamo che l'argomento scientifico la fa da padrona nell'ambito delle
avventure del BVZM(Buon Vecchio Zio Martin - acronimo affettuoso con cui gli
affezionati della serie chiamano il protagonista Martin Mystère). Una mostra con
400 tavole originali, da sottolineare il fatto che sono liberamente consultabili
due storie complete, con le loro tavole originali. Per un aspirante fumettista è
un'occasione di particolare importanza, per poter vedere da vicino il lavoro che
c'è dietro una tavola nella sua forma definitiva e per confrontarsi.
Riporto
ora un'introduzione tratta dal catalogo della mostra, gentilmente offerto da
AFFICHE:
ALESSANDRINI IL
POLIEDRICO
di Giulio C. Cuccolini
Se
uno, senza sapere chi ne sia l'autore, passasse in rassegna il corpus della
copiosa, multiforme e ormai trentennale opera grafica di Giancarlo Alessandrini
o, anche semplicemente, si limitasse a sfogliare la bella antologia Giancarlo
Alessandrini. La testa nel fumetto (1999) a cura di Luigi Marcianò, si
troverebbe di fronte a uno stile di un impressionante eclettismo o, se si
preferisce, a tanti stili diversi.
Generalmente il termine eclettismo viene assunto in ambito artistico con una
connotazione negativa quale sinonimo di stile privo di una propria individualità
in quanto pedissequa imitazione di altri stili. Tuttavia il termine in sè
significa semplicemente che un determinato stile risente delle influenze
provenienti da altri stili senza con ciò mancare di una propria individualità.
Come quello di Alessandrini che è, a mio avviso, un peculiare esempio di
eclettismo originale e ingegnoso.
Non andrebbe mai dimenticato che un artista si forma imitando lo stile di
qualche maestro. La versatile imitazione dello stile altrui è per il
principiante la conferma della conquistata abilità tecnico-professionale e la
condizione indispensabile per la successiva elaborazione di una propria
personalità artistica. A spingere l'artista ad adeguarsi allo stile altrui può
essere l'incondizionata ammirazione che egli prova per l'opera di un collega o
il suggerimento della committenza per ragioni commerciali. Credo che per
Alessandrini abbiano giocato entrambe le motivazioni, seppure in tempi e modi
diversi. Fin dai suoi esordi nei primi anni Settanta, grazie all'innato talento
artistico, il Nostro è stato in grado di ispirarsi agli stili di diversi autori
(D'Antonio, Tacconi, Pratt, Di Gennaro, Uggeri, Moebius-Giraud ecc.), di
assimilarli e riproporli profondamente rivisitati. Poi gradualmente ha
sviluppato un suo stile personale nel quale rimangono le tracce di almeno due
grandi tradizioni pittoriche e illustrative.
Nel
corso dei secoli sono venute affermandosi in ambito pittorico due tradizioni:
quella fiorentina(Botticelli e compagnia) e quella veneta(Tiziano e compagnia).
Nella prima è la linea che costruisce le immagini poi "rimpolpate" e vivacizzate
dal colore. Nella seconda è il colore, con le sue ombreggiature e lumeggiature,
a costruire le immagini, prive di una netta linea di contorno.
Queste due tendenze pittoriche hanno analoga corrispondenza nell'ambito del
disegno, sia a colori che in bianco e nero. Qui le immagini possono essere
costruite mediante la linea e successivamente evidenziate plasticamente con
tratteggio chiaroscurale o la colorazione; ma le immagini possono anche
"nascere", prendere forma dalla contrapposizione - a volte appena sfumata, altre
volte netta e violenta - dei bianchi e dei neri.
Non esistono termini specifici e ampiamente condivisi per indicare queste due
tendenze. Limitandoci all'ambito fumettistico, potremmo chiamare per comodita e
semplificazione "linea chiara" (equivalente del termine francese ligne claire
con il quale è stata battezzata questa tendenza diffusa nel fumetto
franco-belga) lo stile basato su una precisa linea di contorno e "stile
impressionistico" o "chiaroscurale" quello che nasce dal contrasto luminoso, più
o meno accentuato, tra bianchi e neri. Quest'ultimo stile, i cui esiti visivi
appaiono più cinematografici di quelli dello stile lineare, si è imposto nel
fumetto avventuroso statunitense degli anni Trenta grazie a Noel Sickles e a
Milton Caniff e da allora, ha fatto il giro del mondo e ha influenzato centinaia
di cartoonist.
All'inizio
della sua attività Alessandrini si è ispirato a disegnatori dalla forte
inclinazione "espressionistica", i cui lavori, altamente evocativi, dominavano
negli anni Settanta la produzione fumettistica italiana. Dopo averne
magistralmente assimilata la tecnica, il nostro ha cominciato a sperimentare lo
stile della "linea chiara".
I motivi di questo nuovo interesse stilistico più che in una pedissequa
imitazione della "linea chiara" franco-belga rientrano probabilmente - come ha
acutamente osservato Gianni Brunoro - in un'evoluzione personale che ha portato
a un progressivo abbandono delle ombreggiature, attraverso una semplificazione
del tratto e una sintesi della raffigurazione.
Quasi certamente la scelta di Alessandrini rientra nella normale evoluzione di
ogni artista naturalmente incline a esprimersi in forme grafiche sempre più
pregnanti ed essenziali. A conclusione di questo ulteriore percorso grafico
l'artista perviene, soprattutto con Martin Mystère, all'elaborazione di
quello stile lineare sciolto, sinuoso, serpeggiante, solo vagamente ispirato
alla "linea chiara", che è ritenuto dalla moltitudine dei suoi estimatori il suo
inconfondibile marchio di fabbrica.(...)