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Premessa
L'Offesa (I)
La Colpa (II)
L'Aiuto(III)
L'Indagine (IV)
L'Agguato (V)
La Sfida (VI)
Presagio (VII)
Premessa
L'Occasione (I)
Violenze (II)
Il Piano (III)
La Compagnia (IV)
'Parti incomplete'
Questo spazio è dedicato a tutti gli uomini e le donne che nella melodiosa artefazione delle rime in versi trovano
espressione delle proprie emozioni, delle proprie speranze, delle proprie aspettative, allontanandosi per poco tempo dal frenetismo della vita d'ogni giorno ed accompagnando i
sogni alla metrica della poesia.
Le opere sono ordinate per autore sulla sinistra dello schermo e, una volta selezionato
il titolo d'interesse, compariranno i versi sulla destra del vostro monitor. Cliccando sul nome dell'autore sarà, inoltre, possibile inviare
un messaggio nella relativa casella di posta elettronica per informazioni o chiarimenti riguardo la composizione, la simbologia ed il significato delle Poesie.
Grazie per la partecipazione
e l'attenzione prestata, buona lettura.
Simone, Verani, Filosto.
Improvvisa questa storia,
Come un lampo nello sfondo
Che s'accende in un secondo,
Prende spazio e si fa gloria.
Del Verani si favella,
Che, ramingo e senza speme,
Si diceva “soffre e geme”,
Allorché trovò sua bella.
Tra le risa ed i colori
Cui si fregia un dì di festa,
Ei sopiva nella testa
Il ricordo dei dolori:
La sconfitta soffocava
Nel ‘ che pria diceasi mosto,
Cornucopia di quel posto
Dove il tempo si fermava.
Alzò gli occhi e vide, mesto,
Di una musa le due perle,
Disse, dunque, per averle
Ciò che narra questo testo:
“Ho imparato a dare amore
a colei che innanzi stante
nel momento di un istante
saprà ‘l cuore dar calore,
Ti desidero e l’ho detto…
Ora è tua la volontà,
Il coraggio e la bontà
Di tenermi stretto al petto.”
Lusingata ed ammaliata
Dal guascone di Mondello,
Lei lo volle fare bello
E divenne innamorata.
Palermo 26/09/2002
Simone, Verani, Filosto
Alla luce della luna,
Cavalcando il suo destriero,
Giunge a guisa di straniero
Che va in cerca di fortuna.
M:“Sei colui che nulla brama?”
Tuona il milite alla porta
Mentre sguaina quella corta,
V: “Qui non s’a d’usar la lama!”
Dice quegli in sul di razza
Mentre getta via la mazza
V: “Il Verani è ritornato
Ora, aprimi il cancello,
Ch’io riponga il mio mantello,
Sono stanco e frastornato”.
M: “Chi è costui che cerca quiete?”
V: “Egli è concio d’umiltà
Per sua triste eredità.”
M: “Ora! Ditemi: chi siete?
Se il narrare sarà giusto
Riporrò di fianco il busto.”
In virtù di quanto chiesto,
Egli pone via le briglie
E, slegate le caviglie,
Dice quanto sta nel testo.
V: “Dopo anni, quindi, giungo.
Ho vissuto nel dolore
Per l’inganno di un amore
Sono stato fuori a lungo,
Ma ho trovato la mia stella
Nel sorriso di una bella.”
Come il bimbo che dimanda
E se fiuta canoscenza
Porta abuso alla pazienza,
Così quegli alla locanda.
M:”La tua storia crea attenzione
Parla pure con il cuore
Ed appaga il mio stupore.”
V:”Non s’addice dar nozione
Di qualcosa, s’è privato,
Già sapete: troppo ho amato!.”
Così tace e si fa avanti.
Il guardiano non si oppone.
All’ingresso dell’androne
Si confonde fra li tanti.
Palermo 30/09/2002
Simone, Verani, Filosto
Alta, mora e dolce in viso,
Ti regala il buon umore
Perché, nata di buon cuore,
Mai ti nega il suo sorriso.
Lei si crede sia abbondante,
Ma se allude a quel turgore
Non sa, invece, ch’è un valore
Che farebbe invidia a tante.
E’ geniale, ma mai furba
E non lascia ormai stupore
Che, s’è colta dal dolore,
Vela ciò che più la turba.
Per Francesca, questi versi,
Per la quale aver non conta,
Ma nel dare, sempre, è pronta.
E speriam che non sian persi:
“Di gran doti e di virtù
T’ha voluta il tuo Natale,
Scruta bene ciò che vale…
Non è altri, ma sei tu.”
Palermo 05/10/2002
Simone, Verani, Filosto
IL CORDIFFO
Non avanza mai pretese
Né si vanta di mestiere;
Lui si sogna un ingegnere
Senza sforzo e senza spese.
Già creativo d’intelletto,
Studia in merito di lode,
Ma soltanto se non ode
Un richiamo dentro il letto.
Non fan folla suoi amici,
Quei, però, gli portan dote,
Tale a chi di poche note
Sa le splendide cornici.
Ora è lungi dal passato
Ove il caso della vita
Lo voleva sodomita.
Egli ormai s’è innamorato.
Ha nel cuore sua Gioconda,
Ch'a ceduto al sì gentile,
Quale, in dolo dell’ostile,
Porge al colpo la seconda.
Questa trama lo contenta:
Lui di libri ne fa tana,
Non è d’uopo alla mondana,
Sempre dietro al primo trenta.
Palermo 10/10/2002
Simone, Verani, Filosto
IL GIOCO DELL’OCA
Da che fu perduto Adamo,
l’homo è vinto da difetto
Del disiar proibito affetto;
Fia tal pecca che lo move
A cercar piacer nel dove
Converrebbe star lontano.
Se poi frutto tende l’amo,
Quia quei sa ch’è ben accetto,
Non nicchiante, ma di getto,
Prende macchia di sua pecca…
Non è caso, altrui si secca
Per la colpa del profano.
Buona usanza è tra le genti:
Nè rimpianto, nè rimorso,
Tale d’ape che del “morso”
Sa penar la conseguenza.
Non così l’impenitenti,
Quali, incerti nel percorso,
In avanti portan dorso
Senza chiedere indulgenza.
Circostanza ormai opportuna
Vuole, in gioco di fazioni,
Che dell’una, ad altra in vece,
Poi si schieran le difese.
Sì, di colpa e di sfortuna,
Crescon l’odio e le reazioni,
Dall’antica unica pece
Per la quale sono spese.
Già che il Tempo fa l’arbusto,
Che diparte invise fronde,
Sempre questi è che, d’altronde,
Spezza i rami e lascia il fusto…
Palermo 15/10/2002
Simone, Verani, Filosto
Saccere del compendio d’infinito
Non potria dar luogo al vero d’una donna
‘Che questa, pur amata in fin che nonna,
Saprebbe trarti inganno del suo rito.
La vita s’è spiegata a libro chiuso
Di quanto è lungi al logico concetto,
Di quelle, volontà, che invisa al retto,
Si suole dar ragione non dell’uso.
Provassi a offrire loro cui s’aspetta
Si languirebbe in arte da creativo,
Ma se di fantasia ne fai n’incetta,
Faresti d’attenzioni tu sia privo.
Copiose di passione, vantano il piacere
Cui l’uomo per gioire sa dolere,
Siccome che se questi gliene parli
Peccato paia amplessi non nel farli.
Dolenti per l’amore dan confesso
Gnoscendo l’altri indulga per il sesso,
Ma ferme nell’odiare pongon veto
Compagno non si penta d’un segreto.
Egregio è paradosso e costa caro
Che in dono sempre dolce nel premiarle
Si pasce nostalgia del vecchio amaro
E impongono sia caso non amarle.
Dettate che sian dogmi ‘ste nozioni,
Si provi non capire in presunzione.
Nel prendere per chiare l’illusioni
Si lasci ch’elle n’abbian sensazione.
D’apparenza vorranno esservi terse,
Son certo, queste in esser contenute
Nell’unica realtà che son diverse,
Ho avuto d’altre note e l’ho perdute.
Palermo 24/10/2002
Simone, Verani, Filosto
Spesso è confusione del dirsi innamorati
Sazi d’ignoranza nel farsi di ‘sta danza,
Dolce è l’inganno in amore essere stati.
Loro che l’hanno, non senton mancanza.
Si voglia imparare di quanto è prezioso,
Saggiate soltanto che d’altri v’importi
Previa pensiate per quel che comporti,
Se tale è il concetto allora è fazioso.
Chi mai l’ha voluto, di senso sì spoglio
Saprà che deliro del dirne l’aspetti,
Ma l’uomo conosca sconfitta d’orgoglio
Vorrà aver consiglio dei pochi precetti:
Amare è smarrire la via dei pensieri
Sospesi nel volto dell’altri cui ama,
Offrire occasione al dire del cuore,
Che pur s’ascoltare, segreta, la voce.
Amare è gioire dell’altro ai piaceri
E dove si possa volerne la trama,
Patire in virtù d’amato in dolore,
Di speme volere che passi veloce.
Vanto fa nel cuore sentire c’è l’amore,
Forza dal profondo che pregna di sapore,
Quando s’accade ciò che s’è potuto,
Quello che infonde l’uomo l’ha vissuto.
Palermo 03/11/2002
Simone, Verani, Filosto
Per quest’occhi vedo la mia luce,
Già che di loro l’anima tua m’appare
E nel bagliore è dolce l’accecare
Di quel miraggio, un sogno mi produce.
D’un sentimento m’infiammo, violento,
Tanto il tuo bacio mi volle scaldare,
Dal vero mi scosto, leggero, a volare
Per pochi momenti che passano lenti.
Sì sento il tepore ch’infonde il tuo cuore
Che intorno m’avvolge scaldandomi il viso,
Mi riempie la gioia, regali un sorriso,
M’appari d’un fiore nel roseo splendore.
D’un brivido mi desto, di fianco ti giri
Reale è l’amore, ma d’altro immaginato,
Del come ho smarrito il tempo d’un fiato:
Silenzio, ascoltavo, dei tuoi sospiri.
Palermo 06/11/2002
Simone, Verani, Filosto
Danzano le luci nel tempo tanto atteso,
Brillano i colori, messaggio della festa.
Suonano le messe al giorno che si desta,
D’un coro il focolare si culla, acceso.
S’aspetta cui vuol bene ricetta del suo dono,
Ma io di più non oso di ciò che già possiedo:
Ho espresso un desiderio, felice, sì, lo sono…
Sei sola, tu, che chiedo, non sento d’altro e vedo.
Palermo 25/12/2002
Simone, Verani, Filosto
Lontano dagli occhi, gli amici a me cari
Mi stringo alla speme che vantino gioia
Sì pari di quanta ne furono a Troia
L’elleni al banchetto, sazi, oltre i mari.
Troppo è ormai lungi al tesser la tela
Fato, impietoso, che volle infittirla,
Perché mi venisse mancanza e sentirla,
Come per colpa, rubassi la mela.
D’accanimento ho avuto aver ragione del motivo:
Ora mi dolgo del come cieco nel passato
Perduto è andato quanto più pensavo amato,
Già che il concetto pervennemi tardivo.
Ma quell’errore fu maestro d’un segreto,
Ora, cosciente, mi vanto del sapere
Che è bene muova l’intenti del volere;
Sento la vita, la fede e son concreto.
Sicchè la strada, seguita con gli amici,
M’abbia condotto a celebrar del giusto dire,
Grande è l’onore, nel farvi benedire:
Sempre sì siate, vicini e mai infelici.
Palermo 31/12/2002
Simone, Verani, Filosto
A lungo ho sostato a contemplare il mare
Cercando il perché mi volessi su quel lido,
A lungo ho vissuto di rabbia, del suo grido,
Cercando il perché mi mancasse d’amare.
Perso negli occhi a rimirare i flutti,
M’accorsi ne fu il migliore dei frutti...
Luce nel viso, melodia delle forme,
Ella mi prese a seguirne le orme.
Sirena, del tuo canto sono schiavo,
Ma non delle parole che possano forzarmi,
Chè pure se lontano, di sola te… pensavo
M’ha preso tanto stretto l’amore che sai darmi.
Palermo 06/01/2003
Simone, Verani, Filosto
A volte la felicità è così vicina
Che ci sfugge. Lontani, ci spingiamo
A cercarla altrove, dove non sappiamo
Se del fiore sia la rosa, ovvero spina.
Quando hai la dolcezza di una cosa vera
E la perdi, provi a supplirne la mancanza,
Magari non ti accorgi, ma cresce la distanza
Tanto che deluso, ti resta una preghiera.
Quanto è futile la rabbia
Che frena lo sconforto,
Se, solo, sei nel torto,
Rimpianto è la tua gabbia!
Proverai a vincere i ricordi
E vorresti avere mai vissuto
La gioia, che gridava il cuore, muto.
La mente ti duole e te ne scordi.
Palermo 16/01/2003
Simone, Verani, Filosto
Sembianze d’una donna, parvenza di chi ama,
Sa prendere a vantaggio nel tessere l’inganno,
Si concia del successo purchè ti rechi danno
Abusa della corte per cui si finge dama.
Lungi alle movenze
Che sanno in tentazione,
A guisa in promozione
D’esperto con le lenze.
D’estro e fantasia si veste intorno al viso
Poiché su tale aspetto indugia l’innocente,
Che cerca l’emozione nel bacio d’un sorriso,
Ignaro non s’aspetta la lingua del serpente.
Fa non sia la preda
Che tale volle in me,
Non auguro ti leda
Se capitasse a te.
Palermo 02/02/2003
Simone, Verani, Filosto
Mi alzai credendo fosse l’indomani,
E vidi la vita mi fu meschina
Allo specchio, come ogni mattina,
Portavo l’acqua al viso con le mani.
Egli gli occhi mostrò del suo volto
E voleva essermi coscienza
Che a medesimo diceva l’apparenza,
“Trova la fede non essere stolto…”
Per questa che mi fu la verità,
L’anima s’è persa tra quei pezzi
Portati via dal riflesso dei miei vezzi,
Sparsi dall’ira che vinse la pietà.
Con pazienza ordino il disegno,
Immagine, emozione di me stesso;
Se potessi farlo, anche adesso,
Cambierei la storia ed il suo pegno,
Adunco, però, al mio dovere
Sopito l’orgoglio, sconto questa pena,
‘Chè al farmi giusto in tale lena,
La vita s’affranchi d’un mestiere.
Palermo 05/02/2003
Simone, Verani, Filosto
L’apparenza spesso è assai diversa
Al facile ingannare del mio volto,
Ma l’occhio, non volga a darle ascolto,
Sente il lamento e vede com’è tersa:
A guisa d’un volgare nel suo campo
Si fece degna a contagiarne il seme
Che del mio frutto disiava la sua speme,
Solo al marcire, lasciò non ebbi scampo.
Re, che lei pretese di quel regno
E lo cedette a trarne l’interesse,
Spaziento mi voglia dare il segno,
Frequente al rimpianto, alle sue messe.
Eppur de la favella, quia
L’immagine splendente fosse mia,
Sinceri gli occhi e lor sentieri
Tradisco le parole ed i pensieri
Stanco a prodigarmi del fardello
Caso vorrai finirmi col coltello
Cui saldo imponi il tuo volere
Ti prego fallo, ho smesso di dolere.
Palermo 21/03/2003
Simone, Verani, Filosto
Cinque, forti e minacciose
Al morso dei contrasti
D’un coro voglion fasti…
Le pantere, ormai copiose.
Diavoli quell’altri,
Calza bene sto’ vestito,
Chè n’avessero subito,
Sanno d’essere gli scaltri.
Bobo, mastino pria che fiera,
D’una difende quella schiera.
Verani, esperto nel mestiere,
Da tregua al suo portiere.
Una volpe, svelta di gamba,
Scacco cui direbbe d’intelletto,
Lontana, mira il tasso inetto
Praticar la samba.
Fanno coppia e sono buoni
Compagni ed affiatati
Due nere per due lati,
Ma i tiri… pochi suoni.
Poco s’intende quello barbuto
D’opposto lento ed involuto
Ma, fieri, entrambi al posto
Sono un muro, bello tosto.
Sono alterni alla statura
E sì tanto fanno all’uso,
Pronti in punta ad ogni abuso,
Due, esperti alla puntura.
Oggi, il campo brucia
E corrono le fiere,
Questa tra le sere
Ai Diavoli è fiducia.
Palermo 07/04/2003
Simone, Verani, Filosto
A guisa che un fanciullo
D’euforia si concia e s’ubriaca,
Mentre alla palla e non si placa,
E’ cieco, va si fosse un grullo.
Tale ei, l’infante, allor si suole
Gridare un gemito ormai futile:
Il campo lo vide e ne fu fertile,
Ora non serve e non lo vuole.
Palermo 14/04/2003
Simone, Verani, Filosto
Da tanto, ciechi d’affetto,
Ma forse in difetto,
Indugiamo al nominarti ancora
Tu fossi la bimba d’allora.
Presunti, forse, a starti avanti
Per l’età che fu immatura,
Ora, splendida natura,
Siamo noi esser distanti.
Non v’è caso alla menzogna,
Non abuso, mai, del vizio…
Quanto hai detto ci è propizio,
Tanto hai fatto, non vergogna.
Dal tuo viso traspare l’innocenza,
Che gli occhi sanno celebrare:
Per poco, sostassi ad ammirare,
Saprei della tua scienza.
Qui prometto, ci saremo
Che tu pianga o rida…
Impazienti coglieremo
L’attimo, al seguirti,
Cui verrò per dirti:
“Ti vedo e tremo,
Tu sei la guida!
Se non fosse? noi saremo…
Tieni stretti i tuoi valori
Oggi e tutti i giorni che verranno.
Brillerai tra le stelle dei migliori…
Mille auguri, è il tuo compleanno.
Palermo 28/05/2003
Simone, Verani, Filosto
Ora è il dove a narrar d’un grande inganno
Che in altre volte mai s’è visto tanto,
Quale questi cui alla mente ne fa vanto.
Per l’ignari che del fatto più non sanno
Qui vi dico quel che il tempo ci ha insegnato,
Vi ricordo del Cordiffo e dell’odiato:
Lungi un anno dall’offesa del signore,
Lo sceriffo, ch’ora è schivo e sempre attento,
Pur si presta alla giustizia mai scontento.
Bella Elisa, che fu schiava del dolore,
Sta al sicuro ben nascosta tra sorelle,
Ma le stanze cui è protetta paion celle.
Quanto di Paolo, questi è ormai costretto
All’esercizio del sapere in altra sede,
D’odiata imposizione s’affida per la fede.
Presta occasione darà ragione al retto,
Già che di pena ha sofferto mancanza
L’altissimo Don e sua tracotanza.
Tra molti vecchietti che giocano a dama
E spesso i passanti che cercan vantaggio,
Fa tregua in taverna dal caldo di maggio
Cui cessa la ronda e ripone la lama.
Di tanti il Cordiffo non ferma lo sguardo,
Ma incede diretto la dove è il bancone,
‘Chè non ha voglia e il tempo è già tardo,
S’appresta al ristoro per una razione.
C:”Hoste! Mescimi svelto la mia pastura,
Io faccio che i racchi l’abbiano dura
E m’affatico più dell’altri in questa danza
Sicchè lo voglio per l’onore, non di panza.”
H:”Tu sei benvenuto come sai nell’insegna:
Che ‘Da Turturici’ ti narra si magna
Bistecca, stufato, minestra o lasagna
Più meglio nel forno mio cotto di legna.”
C:”Ti vedo paffuto e largo in pancetta
E penso sia vero di gusto tua zuppa,
M’allarmo soltanto tu sai di ricetta
Come al parlari che sembri di truppa.”
H:”Pasciti assai e non volermi osare,
Mai l’accattoni s’hanno avuti a lamentare
Passa tra i banchi e prendi il tuo posto
Sarà una leccornia e lieve nel costo”.
Tra quelli fan chiasso nell’ora più attiva
E l’ordine sparso con gran confusione
L’ardito sta chino, assaporar porzione,
Che l’altri gli porge d’avanzo di stiva.
Alzando lo sguardo per pochi momenti
S’avvede d’un fatto che passa ignorato:
Due scuri cappelli nel fiume di genti
Comandano l’hoste li segua in privato.
Svelto a provare ch’è valso il suo fiuto,
Li striscia di fianco restandosi muto
Quei segue discreto nel retro bottega
E sente quell’uno ch’altri due prega:
H:”Abbiate pietà per questo artigiano!
Sempre ho servito per quanto m’è dato,
Se per contingenza sto già sfortunato,
Non posso pagari voi altri alla mano.”
Come d’offesa avesse intento e detto
Tali si volgono quelli in polso duro,
L’uno minaccia in punta di stiletto,
L’altro l’afferra e tiene stretto al muro.
L’azioni villani, se altrove passassero schive,
Si mostrano, invece, di sconto pur prive,
Già che dell’ardito in fronte commesse,
N’aspettano grave cui questi le desse.
C:”Parole ho sentito e violenza d’un verme,
Saggiate il destino che presto v’attende:
Penoso è un progetto se forza pretende
Ma ancor più profano se accusa l’inerme.”
Di quei presuntuosi sì vili al disiare
L’ardito d’infamia in condanna si presta,
Non vale neppure di spada sguainare
Li vince di lotta con uno alla testa.
C:”Quanto gli spetta di loro al rischiare
Ora lo sanno, le pene son care,
Ma dove c’è un dolo che muove le menti
S’ha dire del vero chiedendo ai presenti…”
H:”Non fare lui sappia, neppure impressione,
Se sente che m’azzardo il nome suo
Verrà per un cuore, certo, non il tuo.
Taglia darà, in vece, a protezione.
Stai attento che bisbiglio chi s’aggrava,
D’una volta lo posso e poi mi taccio
Chè mi prende groppo in gola a fargli fava:
Per l’Orione, gran signore, fame faccio.”
D’ira si gonfia il Cordiffo e stenta a urlare,
Sente dolore antica offesa, vorrebbe castigare,
Stringe forte il pugno e batte su d’un legno,
Si duole, cui c’hà il pane non n’è degno.
C:”Non posso lasciare che il vento m’asciughi,
Non voglio si pensi che tema il suo ardire
Di tante violenze n’avranno a ridire
Tutti li blandi che mescion suoi sughi.”
Svelto di mente pria che di spada,
Questi s’accerta legate due prede,
Quindi, rincorre con foga la strada
Conduce all’amico che è magno per fede.
C:”D’altra volta stanco, d’orgoglio ferito, è tornato
L’uomo, hai condiviso l’impresa l’anno che passato;
Verani, mio fidato, che vorrai d’aiuto saziarmi,
Sia fato consumi e non nell’uso dell’armi.”
V:”Impaziente al dubbiare ch’io possa negare
Ti vedo d’evidenza in volto assai scontroso,
Sai non incedere al dire quanto è doloroso,
Non mai saprò, torrai mia vita, rifiutare.”
[…]
V:”Virtù dei potenti! Capisco per ciò che ti pesa,
Tempo concedi, ch’io bagni la gola frattanto,
Chè forse d’intuizione ho visto la sua resa,
Ma se non studio un piano, sarà soltanto un canto.”
[…]
V:”Ecco l’ho avuta! Senti qual è la mia visione:
Dei rei ch’hai preso in atto a malversazione
Vestiremo a modello e per loro appariremo
Sicchè di tal fatta sapremo ciò che temo.
Ma, ora che m’affranco, seppur per nulla stanco
M’appare c’è una pecca, sebbene assai mi secca,
T’ha dire cosa è meglio, comprendi chè sei sveglio:
Già nota è questa coppia, facciamo che si sdoppia…
Condotti i malviventi al buio in queste mura,
Farò che non si sappia son chini per la gabbia,
Assumerai sembianze e, accorto, n’avrai cura
Nascosta dal mantello riposi la tua rabbia.
Per fare che ci caschi l’ignobile dei nobili
T’affido un mio compagno che vanto fra noi abili,
D’Akela porta nome e armeggia solitario
Là dove non s’offende chi è privo del salario.”
Fatto di quanto quelli ha detto patto,
Cordiffo raggiunge discreto al tramonto
Le terre volute da quel resoconto,
Nel fare fiducia d’ignoto contatto.
La lanterna d’una tenda fa da guida
E in passo lento al domandare
Si fa avanti, mosso dalla sfida,
Cercando d’Akela lì fosse ad abitare…
Ak:”Fuggi via la tua presenza
Chè mi paga stare senza.
Non già fosse inopportuna,
Pure è il tempo della luna.
Pochi di quanti pari a te
Han saputo aver la lena
Di lasciarmi alla mia cena,
Sarai salvo solo se…”
C:”Fermati al ridire,
Non sono un nemico
Son qui per patire,
Mi manda un amico.”
Ak:”Uomini ne ho visti
Tanti, forti e tristi,
Cantano gloria ed umiltà,
Sognano vena e potestà,
Tutti pronti a darsi fama
In virtù d’una viltà,
Non li basta sazietà,
D’ingiustizia fanno trama.
Se pure fosse salva
Stretta e lenta schiera,
Come pochi in quella calva
Peli blandi, non criniera.
Non è pace siano fieri
Perché loro e miei pensieri
Fuggon l’odio e suoi mestieri,
L’Homo fa domani e ieri.
E mi dilungo, solo,
Per terra e in mare,
Penso e voglio stare
Libero, ora, volo.”
C:”Come non ti avessi avanti
Saprei mi parla la coscienza,
Pure lo so delli tuoi canti
Stessa la pena, diversa la scienza.
Ecco com’è che cerco aiuto,
Verani seppe del tuo fiuto…
Battiti al fianco d’un illuso,
Sogno rimedio ad ogni abuso.”
Ak:”Ancora e l’ultima sarà
Una volta, pronto a tale sforzo,
Sono mosso al tuo rinforzo
Per quel nome avrai la mia pietà.”
Legati per la destra,
Li due ne portan seme,
Si pasce la minestra,
Giustizia e la sua speme.
C:“E’ notte,
E’ questo il momento
Ho il cuore in fermento,
Veniamo alle botte!
Entreremo in quel castello,
Per averlo avanti in pugno.
Stupirà del mio coltello,
Solo, inerme e col suo grugno.”
Velati nell’ombra e nel vestito
Come l’amico al suggerire,
All’uscio pria proibito,
Domandano udienza, inizia l’ardire.
L’adepto che li accoglie,
Scortese e già canuto,
Piuttosto li distoglie
Dal loro benvenuto.
[…]
C:”Torniamo per le storte
Ci ha detto il signorotto,
Non vedo alcun complotto
Aperte fai le porte.”
Ad:”Di me seguite i passi e le parole
Ora vi conduco a quegli che comanda,
Seppiate del buon uso in sua presenza
Nel dirgli e dargli quanto fu raccolto,
Chè quando gli occhi avrete in volto
Dobbiate rispetto alla magnificenza.
Seppur sia eccelso che vi manda
Non uomo degno alla sua mole.”
[..]
EPILOGO (VI) da "La Notte Degli Inganni"
[..]
Ak:”Vecchio e laido nell’aspetto
Sei, come specchio del tuo dire.
Incontro ad ogni quanto sano
Hai saputo aver difetto,
Già che l’odio e le tue mire
Sono tutte di un profano.
Dolce ho ascoltato il canto
E l’innocenza su quel viso…
Era bimbo e lei mi fu vicina;
Nera, tua, la mano e la dottrina,
Di sangue intrise il mio sorriso.
E se ti saziasti del suo pianto,
Saprai quanto è stato amaro.
Paga verme, non con il denaro…”
[..]
Don:”Non t’avrei fatto astuto…
Eppur di questa offesa
Che segna la mia resa,
Ancora non sono, battuto.
Chi mi tenne in favore
Verrà per la sua fetta.
Voi, sudici in fermento,
Vivrete soli nel dolore.
Copiosa mia vendetta,
Già sento quel momento!”
[..]
C:”Vengano gli stolti
A saggiare la mia lama
E l’ignobili di fama,
Non importa: pochi o molti
Al fiutar la carestia
Ti terranno compagnia.”
[..]
Ho paura, ti confesso…
Ti parlo per pensieri
Liberi dalla parola
Lontani dalle catene
Racconto l’emozione
Che, incapace, potrei
In versi, pure un anno.
Gli occhi miei lo sanno
La sento e la vorrei
Sempre, vera, sensazione
Che tu mi voglia bene.
Ci sono, non sei sola
Amiamoci sinceri
Nel tempo d’un amplesso.
Palermo 16/06/2003
Simone, Verani, Filosto
Appoggia le labbra sulle mie
O sfiorale solo un momento
Fammi sentire il tuo calore
Sarò custode di questa passione
E vivrai immortale dentro me.
Non temere e anche fosse un se
Stringi la mano e l’emozione
Voleremo a lungi dal dolore
Coscienti del nostro sentimento
A scoprire amore, le sue vie.
Palermo 22/06/2003
Simone, Verani, Filosto
Di fianco a lei e di lei
La luce di quegli occhi
E il calore dei suoi tocchi
S’accompagnino i miei...
Allor che le ho sorriso
Mi diede i suoi ricordi
Per mezzo d’un bel viso
Saccente pure ai sordi
A guisa d’inetto che mira
Del saggio il dito, invece,
Altrove mi spingo e fece
Che fossi colui che tira
Lungi all’orizzonte
La vedo esser vicina
E l’ho raggiunta...
Credendo lì la fonte
Paziente stesse china
Mi volgo, ma non spunta.
Sento la sua voce
Sussulto e mi desto
Per forza d’un gesto
Mai tanto atroce,
Se mi domando di noi...
Credo d’impazzire.
“Sogni, la devi finire,
Non voglio, tu vuoi...”
Palermo 11/02/2004
Simone, Verani, Filosto