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  • 12 Mar 2004 =>
    Ulteriore ritardo x il 3° Harry Potter: forse uscirà a Giugno!
  • 12 Mar 2004 =>
    Brutte notizie x i cultori di Q.Tarantino: Kill Bill Vol. 2 uscirà a maggio; nel frattenpo x ki non avesse visto il vol. 1 potrà rifarsi con il DVD in uscita il 21 Aprile.
  • 9 Mar 2004 =>
    Il Ritorno del re in DVD!!
    X tutti quelli ke hanno amato il capolavoro di P.Jackson e x tutti quelli ke non l'hanno visto al cinema (poveri dementi! NdF), la New Line ha annunciato la data d'uscita del DVD a 2 dischi: 25 Maggio 2004. Cominciate a conservare i soldini (25€ c.ca)... io sto già sbavando!!
  • 24 Dec 2003 =>
    Brutte notizie x Miccar: Harry Potter e il prigioniero di Azkaban uscirà solo nel periodo Pasquale...tra i protagonisti ci sarà un'irriconoscibile Gary Oldman!
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    MOVIEPANTE!

    Film: Animal House


    Animal House
    Un film di John Landis


    di Alberto "Albo" Turturici

    Titolo originale: Animal House
    Nazione: Usa
    Anno: 1978

    Genere: Commedia

    Durata: 109'

    Regia: John Landis

    Cast: John Belushi, Tim Matheson, John Vernon, Verna Bloom, Tom Hulce, Cesare Danova, Kevin Bacon
    Produzione: Ivan Reitman, Matty Simmons

    Distribuzione: Columbia

    1962. Il Preside (John Vernon) del Faber College è intenzionato ad espellere gli studenti goliardi della confraternita dei Delta. Ma i terribili ragazzi capitanati da Bluto (John Belushi) non hanno la minima intenzione di smetterla con i loro divertimenti e daranno anche quest'anno del filo da torcere a tutto l'istituto. Contro ogni regolamento scritto o morale i Delta ne combineranno di tutti i colori...

    Al di là della trama, questo film rappresenta una pietra miliare del cinema degli anni '70: prima di tutto perchè è il capostipite di tutta quella serie di college movie che sono giunti(tra aggiornamenti dei clichè) sino ai giorni nostri con la trilogia di American Pie; poi, perchè dal film si erge prepotentemente la figura di un attore, o meglio, di un animale da cinepresa: John Belushi! Già, perchè in fondo, fin dalla nascita, i college movie, e Animal House in primis, non hanno avuto bisogno di una trama particolarmente forte. Anche questo film si basa su una serie di gag che sono tenute insieme da una trama molto esile; ma ciò che rende memorabile questo film è proprio la presenza di Belushi. Certo, non è il solo a rendere meritevole di lode questo film, si nota subito che c'è un notevole affiatamento tra Landis(che lo dirigerà pure in Blues Brothers) e l'istrionico Belushi. Lo stesso Landis ha affermato che alcune trovate del film erano improvvisate sul set, al momento delle riprese: il lancio verso Belushi di una bottiglia(che lo stesso attore prende al volo con naturalezza) è una di queste scene, che sembrano provate fino alla nausea, ma che invece sono soltanto improvvisate...

    Certo, qualcuno potrà obiettare che la comicità di Belushi è principalmente fisica, per il resto non dà prova di se in monologhi o dialoghi ben riusciti. Ma sfido chiunque a restare impassibili di fronte a Bluto che si schiaccia lattine di birra sulla fronte o che si spacca bottiglie in testa, come se niente fosse! O ancora, provate a vedere la scena della mensa, con Belushi che riesce a infilarsi in bocca (in un solo boccone) panini, budini e quant'altro. Oppure ammirate la naturalezza con cui beve un'intera bottiglia di Jack Daniels in pochi secondi! Sarà pure comicità per lo più fisica, ma non è facile trovare qualcuno che ci riesca. Questo, a mio parere rende Animal House un film totalmente differente dagli altri epigoni, che magari contano su budget molto più sostanziosi, ma che non riescono a raggiungere la qualità del loro capostipite, che si trova sempre ad una spanna più in alto rispetto a tutti gli altri film del genere.

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    Film:

    Big Fish

    Big Fish
    Titolo originale: Big Fish
    Durata: 110 min. (colore)
    Paese: USA
    Anno: 2003
    Genere: Drammatico
    La trama
    William Bloom vorrebbe sapere qualcosa di più sul padre morto, e per questo cerca di mettere insieme tutte le storie che è riuscito a raccogliere durante tanti anni. Attraverso queste storie comincia a farsi un'idea più precisa delle grandi imprese e dei grandi fallimenti del padre.
    Recensione
    Tratto dal romanzo omonimo di Daniel Wallace, Big Fish è il film che consacra Tim Burton non solo come un grande visionario, ma come un grande autore ed un grande cineasta nel senso più assoluto. Dopo il quasi flop artistico di Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie, il regista di Burbank ritorna infatti alla grande con un film che riesce ad essere allo stesso tempo onirico, magico e spettacolare ma anche intimo, delicato, commovente; un film complesso, strutturato e dai molteplici livelli di lettura. La trama è lo strumento attraverso il quale Burton non solo affabula e commuove lo spettatore come ha sempre fatto con il suo cinema, ma dà vita ad un vero e proprio manifesto cinematografico ed esistenziale, come proveremo a raccontare in queste righe. La storia di Big Fish è quella di un uomo, Edward Bloom, che giunto al termine di una vita lunga e ricca di avvenimenti, deve confrontarsi con il figlio Will; un figlio che non gli ha mai perdonato il fatto di aver passato la vita a raccontare storie fantastiche ed incredibili, tanto incredibili da essere razionalmente e ragionevolmente false, e di non essere stato in grado di mostrarsi a lui e a tutti gli altri per quello che era veramente, spogliato dagli abbellimenti e dalle iperboli delle sue fantasie. Storie e fantasie mirabolanti e oniriche che riviviamo attraverso i racconti di Edward e i ricordi di Will, storie che intervallano/sono intervallate dai momenti più spogli, geometrici, eppure straripanti di emozione del confronto a tratti rabbioso a tratti tenero tra un uomo e la sua prosecuzione nel mondo, il figlio.
    Ad un primo livello di lettura, quello più legato all’intreccio - più superficiale se si vuole - Burton stupisce e commuove grazie ad un film che cattura e lascia lo spettatore a bocca aperta, non solo e non tanto per la visionarietà e la fascinazione insite nella visualizzazione dei racconti di Edward Bloom, ma anche e soprattutto attraverso il rigore estetico e la potenza emotiva delle scene della vita reale, di confronto tra l’Edward vecchio e malato e la sua famiglia. Con questo film ed in quelle scene Burton dimostra di essere un grande regista scegliendo la strada più difficile per un autore abituato al barocco e alla ricchezza visiva: lavorando in sottrazione, girando in maniera sobria e quasi geometrica, in ambienti semplici ai limiti dello spoglio, affidando i sentimenti dei protagonisti non ai grandi gesti o ai grandi discorsi, ma ai dettagli, alle piccole cose: agli sguardi, alle carezze, all’accennato e magari non esplicitato e non concluso. Il risultato ottenuto è quello commovente e magnifico che muove lo spettatore al sorriso e alle lacrime allo stesso tempo, conquistandolo in maniera lenta ma inesorabile: infatti, nel film si capisce da subito che Burton si immedesima in Edward e che vuole che il pubblico si immedesimi in Will; e per questo motivo all’inizio del film ci si chiede chi sia questo strano personaggio che imbarazza Will (ci imbarazza) che racconta storie suggestive sì, ma che sono palesi fantasie anche un po’ senili, si è quasi restii ad abbandonarsi del tutto alla fantasia. Ma così come lentamente e inesorabilmente Will apre gli occhi su quello che è il mondo del padre e ne rimane avvinto e affascinato, arrivando ad accettarne quelli che riteneva i difetti e a comprendere che la soglia tra la realtà e l’immaginazione è uno spazio liminale di ampiezza indefinita e indefinibile, ampliabile a dismisura a seconda della propria soggettività, anche noi spettatori capiamo questo messaggio, accettiamo senza riserva alcuna, con stupore infantile e ragionato allo stesso tempo, quanto raccontatoci da Edward/Tim e siamo in grado si traslarlo dal buio della sala al nostro quotidiano.
    Già quanto raccontato basterebbe a comunicare il potere seduttivo e la bellezza del film. Ma, dietro alla bellissima e commovente storia del rapporto tra un figlio che impara ad accettare e comprendere il proprio padre, Burton ha nascosto molto di più: riconoscendosi ed identificandosi nel personaggio di Edward, il regista ha dato vita ad una storia che è una grande e bellissima metafora della narrazione e della narrazione cinematografica in particolare. La “colpa” di Edward è quella di raccontare storie, di abbellire con dettagli avvincenti e fantastici le esperienze della sua vita; e queste storie, raccontate a voce, si trasformano nel film in immagini, in cinema. Che Burton abbia voluto esprimere attraverso questo personaggio la magia e le dinamiche della narrazione filmica è testimoniato - a nostro giudizio - da due scene splendide, una in apertura ed una in chiusura di Big Fish. La prima ha luogo sull’aereo che porta Will da Parigi agli Stati Uniti, dal padre: lì il ragazzo ricorda le serate passare ad ascoltare le storie del padre quando vede un bambino giocare con le ombre cinesi, espediente adottato dallo stesso Edward per "arricchire" i suoi racconti: i giochi di ombre sono tra le prime forme di narrazione per immagini, in cantonese "cinema" si dice dianyng, che significa "ombre elettriche" La seconda, quella verso la fine del film, è quella del funerale di Edward, nel quale si mescolano finalmente i personaggi protagonisti delle fantastiche storie di Bloom e quelli della vita cosiddetta reale, con il risultato di sembrare una situazione presa di peso da quella di un set cinematografico in pausa, quando attori in costume e troupe si mescolano in un sincretismo dalle risultanti surreali.
    Il messaggio di Burton è chiaro: la realtà è fantasia, il cinema è fantasia, il cinema è realtà. Realtà e fantasia, reale e virtuale, sono espresse non come categorie ontologiche separate e distinte, ma come livelli sovrapponibili e intercambiabili; i film sono lo strumento attraverso il quale questa sovrapposizione può e deve essere esplicitata. E Big Fish è allo stesso tempo espressione e dimostrazione di questo teorema.

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    Film:

    21 Grammi

    21 Grammi
    Titolo originale: 21 Grams
    Durata: 125 min. (colore)
    Paese: USA
    Anno: 2003
    Genere: Drammatico
    La trama
    Christina, una donna che ha perso marito e figlie in un incidente, Paul, un matematico seriamente ammalato, e Jack, un ex criminale ora redento attarverso la fede, si ritrovano per caso uniti dal destino. 21 grammi è il peso che si perde quando si muore, il peso portato da chi sopravvive. 21 grammi è, in sostanza, il peso dell'anima.
    Recensione
    Presentato nella sezione conclusiva dell’ultimo festival di Venezia, 21 Grammi - Il peso dell'anima è la seconda opera dell’ottimo e promettente Alejandro González Iñárritu, già autore dell’eccellente Amores Perros. In questa sorta di thriller melodrammatico intimistico ed affascinante, il regista messicano si avvale della collaborazione di attori ben più celebri, mostrando quanto la sua idea di cinema sia ben apprezzata dagli interpreti più richiesti della cosiddetta Hollywood alternativa. Sean Penn (premiato con la coppa Volpi come migliore attore, proprio a Venezia), Naomi Watts e Benicio del Toro, mostrano infatti, di muoversi alla perfezione nelle complesse strutture narrative del cinema di Inarritu, sfatando un pò la legge che vuole spesso grandi cast al servizio di mediocri film. Accusato, ingiustamente, di una certa autoindulgenza compiaciuta, questo 21 Grams, si fa notare per la forza delle immagini e specialmente per il notevole controllo narrativo del plot che si dipana in modo decisamente complesso, senza essere per questo un vacuo esercizio formalista. L’unità temporale, è continuamente frammentata sullo stile di Memento (senza però ricalcarne pedissequamente la trovata della narrazione a ritroso, come ha furbamente fatto Gaspar Noé nel suo pessimo Irréversible). D’altronte, Memento si sta dimostrando un piccolo, grande cult la cui influenza sarà sempre più determinante, nel nuovo corso del cinema di genere, per uscire dalle sacche di una ripetitività a volte esasperante. Ma non è solo la temporalità labirintica e la capacità registica a sorprendere nella nuova opera del regista messicano, che dimostra di saper abbandonare un certo tarantiniano gusto dell’assurdo per concentrarsi maggiormente sul tema della vita e della morte e sull’assurdità degli eventi a queste collegate. E’ proprio in virtù di questi suoi innegabili pregi e di questa capacità di attaccare indubbiamente lo stomaco dello spetttatore come pochi film recenti sanno fare, che si perdona al film qualche eccesso mistico al limite del parodistico e l’eccessiva centralità del tema della redenzione, che sta diventando sempre più un dogma tematico di certo cinema (ultimo su tutti Levity, con uno straordinario Billy Bob Thornton). Questo calcare eccessivamente la mano sul tema della religione, del destino e del perdono, si sente soprattutto nell’interpretazione un po’ troppo caricata di Del Toro, attore certamente lodevole (basta ricordarlo in Traffic), ma che sta diventando un pò schiavo del suo personaggio misterioso e malinconicamente perdente. Ad ogni modo, fortemente consigliato.

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    Film: Una Vita al Massimo(1993)


    Giovanni "Vallo" Lo Bue

    UNA VITA AL MASSIMO

    (1993)

    Regia di: Tony Scott

    con: Christian Slater ,Patricia Acquette, Dennis Hopper, Christopher Walken, Gary Oldman, Chris Penn, Samuel L.Jackson, Brad Pitt


    Nel ’93 esce nelle sale questo film, che ancora oggi, a distanza di più di 10 anni, rimane stranamente semi-sconosciuto e ampliamente sottovalutato. Soprattutto se si considera che rappresenta la prova generale per quello che diventerà l’anno dopo il film-cult degli anni ’90: stiamo parlando (ovviamente) di Pulp Fiction. Infatti lo sceneggiatore di “una vita al massimo” è proprio lui… il genio del tenesse… la iena Quentin Tarantino. E non ci sembra di esagerare affermando che nello scrivere la sceneggiatura di “una vita al massimo”, il nostro amico Quentin si sia superato, dando vita a quella che è a nostro avviso la sua migliore opera (con buona pace di Albo e del suo pur bellissimo KillBill), seconda forse solo al (d’altronde insuperabile) “le iene”.
    Comunque la storia è questa…
    Clarence è un impiegato in un negozio di dischi. La sua passione? Lavorando in un posto del genere non può che essere il re Elvis… ma è anche un appassionato di vecchi film giapponesi di arti marziali… ed è proprio durante una serata al cinema che incontra la bellissima Alabama… Tra i due è subito amore… ma in realtà lei è una squillo… beh adesso basta però! Sennò poi vi roviniamo il film raccontando troppo! comunque, visto che è sulla stessa lunghezza d’onda di pulp, avrete capito che questi sono solo i primi 10 minuti del film… la storia poi si snoda in maniera del tutto imprevedibile… con fughe, sangue, faide, coca e tanto altro ancora!
    Una parola infine sul cast: incredibile! (basti pensare che Pitt e Jackson fanno le semicomparse).
    Particolarmente consigliato ad Albo e a tutti gli amanti di Quentin
    particolarmente sconsigliato ad Akela!...
    P.s. x Bobo: forse è tutto frutto della mia immaginazione… ma secondo me Ligabue non solo ha visto il film (che gli sarà pure piaciuto) ma ha pure preso spunto dal film per una delle sue canzoni di “buon compleanno elvis”… (si estraopola proprio dalla battuta finale)

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    Film: Natale in India


    Alessandro Puglisi

    Eccovi il pacco natalizio
    Gente, qui ci troviamo di fronte al film definitivo. Tanto vale dirlo subito. Sulle note di "Jogi", ultima hit del rapper Panjabi Mc, scorrono i titoli di testa e, finita la scorribanda di grandi nomi che avremo il piacere di vedere all'opera in questo capolavoro del cinema nostrano, veniamo introdotti nella vicenda. Siamo nel 1987. In una clinica di Roma si incontrano casualmente il giudice Enrico Paci ed il trafficone romano Fabio De Tassis. I due sono diventati padri di due maschietti, ma a causa di un blackout l'infermeria crea confusione tra i due bambini. Dopo 16 anni, rivediamo i due alle prese con i loro "presunti figli" Nelson De Tassis e Costantino Paci, che hanno caratteri completamente opposti a quelli dei loro padri, tanto da pensare che siano stati realmente scambiati nella clinica al momento della nascita. Da qui inizia l'avventura indiana della premiata ditta Boldi-De Sica, che si svolge secondo precisi dettami che richiedono un larghissimo uso di volgarità verbali e sonore, la presenza di una giovane attrice (scusate se uso parole grosse) che nel nostro caso è rappresentata dall'avvenente Giulia Montanarini, e da una trama degna della miglior commedia degli equivoci. La pellicola si lascia vedere con grande tranquillità, fra battute da avanspettacolo, doppi sensi a sfondo prettamente sessuale e grazie femminili esibite con disinvoltura. Regia sicura di Neri Parenti, che ci stupisce con preziosismi tecnici d'annata, saltando da una scena all'altra con grande maestria. Prova attoriale superba per i già citati Massimo Boldi, che interpreta un giudice serio, ligio al dovere e appassionato di discipline orientali, e Christian De Sica, perfetto nel ruolo di romano purosangue, amante della bella vita e dello spasso. Apprezzabili anche i comprimari Enzo Salvi, Biagio Izzo, i Fichi d'India e la sempreverde Clarissa Burt, che svolgono tutti il loro bravo ruolo nella messa in scena di questa sublime farsa. In definitiva proprio un bel lavoro, ben confezionato e offerto a noi proprio in prossimità del Santo Natale. Avete letto tutto attentamente? Benissimo. Ora al pari di come accade nel film, che per la prima volta, come ho già detto, vanta un plot assolutamente accattivante e intelligente, capovolgete tutto quello che ho detto, e otterrete la realtà. L'importante, fino a quando si vanno a spendere soldi per prodotti del genere e si magnificano le gesta di certi registi, è non lamentarsi perché il cinema italiano, ad eccezione di pochi registi che continuano a tenere alta la bandiera con il loro di cinema di qualità, va veramente a scatafascio. E' il pubblico, che alimenta la fame di soldi di chi confeziona questi pacchi natalizi. Questa è la vita. Buone Vacanze. In India, naturalmente.

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    Film: My Sassy Girl


    Alberto 'Albo' Turturici

    My Sassy Girl
    Un Film di Jae-hyun Kwak

     
    di Alberto 'Albo' Turturici

    Titolo originale: Yeopgijeogin geunyeo
    Genere: Commedia Romantica
    Anno: 2001
    Regia: Jae-young Kwak
    Lingua originale: Coreano
    Paese: Corea del Sud
    Durata: 123'; Director's Cut 137'
    Attori Principali: Tae-hyun Cha(Gyeon Woo), Ji-hyun Jeon(La Ragazza)

    La storia ha inizio con la presentazione del protagonista, Gyeon Woo, che sembra uscito da un manga, o meglio da un insieme di manga, tra cui Lamù(ricorda Ataru per le qualità di dongiovanni non ricambiato) e Video Girl Ai... Una sera si ritrova alla stazione della metropolitana con accanto una ragazza molto carina, ma ubriaca, che barcolla sul bordo della banchina. Gyeon Woo la allontana dal bordo per evitare che sia colpita dal treno in arrivo. Così si incontrano i due protagonisti e subito cominciano i malintesi e le situazioni imbarazzanti: la ragazza ubriaca vomita su un passeggero della metropolitana(a proposito, sono favolose le smorfie fatte da Gyeon Woo ogni qualvolta vede qualcuno che vomita), dopo chiama Gyeon Woo "tesoro", facendo in modo che tutti pensino che è lui il suo ragazzo. Così è costretto a prendersene cura e, non sapendo dove abiti la ragazza, la porta in un motel a passare la notte. Comincia così uno strano rapporto, fatto di umilianti esibizioni, tutte molto divertenti, ma anche di momenti toccanti e al contempo esilaranti. La ragazza(di cui apprezzerete tra l'altro le minacce di morte rivolte al protagonista ogni volta che questi si opporrà alle sue proposte), costringerà così Gyeon Woo a misurare la profondità di un lago(lui che non sa nuotare!), a indossare scarpe col tacco nei giardini pubblici, lo schiaffeggerà in pubblico, lo farà finire più volte in carcere e, non per ultimo, lo sottoporrà alla lettura di improbabili copioni per film scritti da lei. Ma dietro queste situazioni comiche si cela il dolore della ragazza...
    Il film riesce ad alternare momenti di divertimento a momenti di puro sentimento, davvero molto belli e toccanti. Non manca comunque l'happy end con colpo di scena finale... Anche la costruzione del film è molto ben fatta ed originale, non essendo altro il film se non il racconto fatto da Gyeon Woo della sua avventura. Inizio e fine coincidono, in questa favola che racconta anche della crescita del protagonista, da bamboccione impacciato all'inizio, ad una persona matura alla fine del film. Anche l'accompagnamento musicale è degno di nota; questo presenta non solo brani orientali(probabilmente famosi in Corea), ma anche musica occidentale... Insomma, se vi è piaciuto il film, gradirete anche la colonna sonora.

    Note: My Sassy Girl è stato campione d'incassi nel 2001 in Corea e gli attori hanno vinto diversi premi nei festival cinematografici coreani(Ji-hyun Jeon, Best Actress Award of Daejong Film Award - Tae-hyun Cha, Dragon Best New Actor Award). Del Film esiste anche una versione "director's cut" con diversi extra.
    Reperibilità: Non esiste una versione doppiata in italiano, è disponibile in rete una versione in DivX in 2 cd con sottotitoli in italiano. I file sono scaricabili dalla rete Edonkey 2000 con una delle varie versioni di EdonkeyHybrid o Emule

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    Film: Lost in Traslation


    Yahoo! Cinema

    Bob Harris (Bill Murray) è un attore americano, una star Hollywoodiana, a Tokyo per girare uno spot pubblicitario di un whisky, dato che il suo astro ha iniziato una parabola discendente. L'insonnia, la mancanza di comunicazione con una cultura troppo distante, una crisi matrimoniale in corso rendono quasi una prigione il lussuoso albergo in cui alloggia. Lo stesso mega hotel ospita Charlotte (Scarlett Johansson), neo-laureata in filosofia, che accompagna suo marito John (Giovanni Ribisi), che lavora ad alcuni servizi fotografici. Venti anni, fresca di matrimonio e con le idee ancora confuse sul suo futuro si trova a vivere alcuni giorni in solitudine nella capitale nipponica. Due angolazioni diverse. Solitudine, confusione, spiazzamento e crisi sono i bagagli che li fanno incontrare e che li legheranno per la salvezza, per fuggire la sensazione di smarrimento, soprattutto al cospetto di una relatà metropolitana insolita, straniera e alienante come quella giapponese. Saranno diversi i gradi e le sfumature del sentirsi 'lost in translation', dalle difficoltà linguistiche e comunicative a quelle intime esistenziali, una situazione che appare insolita ma che si trascina da un cambiamento interno già in atto da casa. Una crescita graduale accompagnata da ritmi blandi e lenti come fuori sincrono e distaccati con la frenetica vita di Tokyo.

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    Film: Frankenstein Junior


    Morando Morandini

    Titolo Originale: Young Frankenstein
    USA 1974
    REGIA: Mel Brooks
    ATTORI: Gene Wilder, Peter Boyle, Marty Feldman, Teri Garr, Madeline Kahn, Cloris Leachman, Gene Hackman
    * Il nipote del famigerato barone Frankenstein, neurochirurgo americano, va in Transilvania e decide di ripetere l'esperimento dell'avo. Crea un mostro di incommensurabile bontà. Più che una parodia è una reinvenzione critica della nota storia (1818) di Mary Shelley, carica di comicità che diventa qua e là poesia. Un bianconero di alta suggestione. Attori bravissimi.
    GENERE: Comico DURATA: 105' FOTOGRAFIA: BN VISIONE CONSIGLIATA: T
    CRITICA: 4 PUBBLICO: 4
    AUTORE LETTERARIO: Mary Shelley

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    Film da vedere:
    9 Apr - 14:41 - Miccar:
    Andate a vedere assolutamente
    Andata + Rirorno
    Favoloso!!
    9 Apr - 11:26 - Fox:
    Le Regole dell'Attrazione
    28 Feb - 02:57 - Fox:
    Scary Movie 3: spassosissimo!!!
    23 Feb - 01:13 - Seto:
    Tutto Può Succedere(Commedia divertentissima)
    24 Dec - 13:08 - Fox:
    2 proposte x il periodo natalizio: LOST IN TRANSLATION e MONA LISA SMILE(con J. Roberts)
    24 Dec - 07:55 - Bobo:
    Quando scaricate ''Ragazzi fuori'' oppure ''Mary x sempre''? :-)
    23 Dec - 18:40 - yoganda:
    informo l'amico ingegnere che harry potter uscirà solo l'anno prossimo,causa cambio regista
    23 Dec - 18:38 - yoganda:
    io propongo dogville.
    23 Dec - 13:39 - Talpa:
    Ke film ci sono per ora in giro a parte qelli pietosi di boldi-desica??
    23 Dec - 00:11 - Miccar:
    Vorrei vedere il terzo di Harry Potter.. quando esce?!
    Proponi un film!

    Sezione a cura di Francesco Fox De Francisci. Per info inviare una e-mail all'autore o al Webmaster!